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Jihad od Urna Elettorale?

di Joshua Muravchik - American Enterprise Institute (USA)
- [articolo pubblicato sul Wall Street Journal nel 2005 - traduzione eseguita da Giampietro Lea - Istituto Venezie]


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La politica di George W. Bush tendente ad incoraggiare la democrazia nel Medio Oriente ha subito in queste ultime settimane un brusco sobbalzo. Le elezioni all'Assemblea Popolare Egiziana avevano promesso essere un ulteriore passo avanti verso la democratizzazione di una nazione che il presidente Bush contava divenisse un apripista per la regione. Tuttavia parecchie tornate elettorali sono state macchiate da episodi di violenza mortale e da forti irregolarità - e tali elezioni hanno avuto anche come conseguenza una consistente vittoria della Fratellanza Musulmana [Muslim Brotherhood].

Sebbene la Fratellanza sia tuttora illegale, i suoi candidati si sono presentati come "indipendenti" identificando però la propria affiliazione più apertamente di quanto non avessero fatto in passato. Secondo i primi conteggi essi si sono portati a casa 88 seggi, numero che potrebbe subire un leggero aumento a conteggi completati. Sebbene siano impressionanti, questi numeri non rendono appieno il successo ottenuto dalla Fratellanza. Nel tentativo di evitare una repressione da parte del governo, il gruppo ha presentato candidati in soli 125 dei 444 seggi disputati, il che sta a significare che essi hanno trionfato grosso modo in tre quarti di essi. Ciò darà al gruppo il 20% dei seggi dell'assemblea, il più grande blocco di opposizione che quell'istituzione abbia mai avuto.

In teoria, ciò dovrebbe essere un bene: la strategia del presidente Bush poggia sulla premessa che la consuetudine di dare-avere tipica di una democrazia funzionerà da tonico curativo per la propensione che ha tale regione verso il terrorismo. Tuttavia, sebbene la Fratellanza Musulmana abbia rinunciato alla violenza 30 anni orsono, essa è la nonnina di tutti i gruppi estremisti Islamisti : gruppi terroristici come Hamas, Jamaat al-Islamiyya (la cui guida spirituale, lo sceicco Omar Abdel Rahman, appoggiò l'attentato del 1993 al World Trade Center) e parti di al Qaeda, hanno avuto origine diretta da essa. Ed è dubbio il rispetto della democrazia da parte della Fratellanza stessa.

Per dissipare i sospetti su quest'ultimo punto, il gruppo emise nel 2004 una "iniziativa di riforma" la quale "accentuava il rispetto per il pluralismo politico, per libere elezioni, e per la rotazione del potere." Il suo portavoce dichiarò inoltre che la Fratellanza sostiene "la completa uguaglianza di diritti e doveri" per quanto riguarda i Cristiani Copti Egiziani e crede inoltre che "le donne abbiano capacità legale e pieni diritti." Quest'anno, per un certo periodo di tempo, i quadri della Fratellanza ricevettero l'ordine di utilizzare lo slogan "la libertà è la soluzione" piuttosto che l'abituale "l'Islam è la soluzione."
Alcuni importanti esponenti Egiziani del pensiero liberale hanno accettato queste dichiarazioni, od hanno sostenuto che la Fratellanza si trova in uno stadio evolutivo che dovrebbe esser incoraggiato. Come disse lo scienziato politico Amr Hamzawy: "Trovandosi ad avere delle elite al governo interessate principalmente a mantenere il proprio potere e degli esponenti dell'opposizione liberale deboli . . . il modo migliore per raggiungere l'obiettivo di trasformazione politica della regione consiste nell'accogliere i movimenti Islamisti ed il loro elettorato." Malgrado tale consiglio, l'amministrazione Bush ha rispettato la dichiarazione del governo Egiziano che la Fratellanza è un'organizzazione illegale, ed ha disdegnato qualsiasi contatto con essa. Allo stesso tempo, sta affrontando problemi analoghi in merito al ruolo di Hamas e di Hezbollah nei processi politici dei Palestinesi e del Libano.

Le questioni poste da Hamas e Hezbollah non sono difficili da risolvere sebbene le relative risposte siano scoraggianti. Ciascuna di queste organizzazioni gode di notevole sostegno all'interno della propria società, e la democrazia verrebbe gravemente ridotta se tali cittadini non venissero rappresentati. Tuttavia, la democrazia non può funzionare in presenza di gruppi armati che mescolano violenza e politica nel loro tentativo di raggiungere il potere, in modo molto simile a quanto fatto da Lenin, Mussolini ed Hitler. E le dichiarazioni di Hamas ed Hezbollah che le proprie armi verranno utilizzate solo contro Israele non attenuano il problema. La democrazia viene derubata di gran parte del suo significato se lo Stato non è sovrano, e non può esserlo se vi sono gruppi privati che continuano ad attraversare i suoi confini per portare avanti le proprie guerre. La triste verità è che finché Hamas e Hezbollah non deporranno le armi, la democrazia in quei luoghi sarà, nella migliore delle ipotesi, parziale.

La Fratellanza Musulmana in Egitto rappresenta un problema ben diverso. Il gruppo non è armato: nei suoi primi anni di vita esso commise diversi omicidi e mantenne un esercito segreto, ma rinunciò a tutto ciò negli anni 70, grazie ad un accordo col regime. Tuttavia, il suo atteggiamento verso la violenza rimane estremamente equivoco.
La Fratellanza ha condannato vigorosamente i recenti attentati terroristici avvenuti in Egitto e Giordania. Allo stesso tempo, però, i capi della Fratellanza hanno costantemente approvato l'assassinio di Israeliani in Israele e di Americani in Iraq, compresi in modo esplicito i civili. Il simbolo del gruppo è un Corano contenuto entro spade incrociate, e le sue dichiarazioni ufficiali -- ed i canti dei suoi dimostranti -- continuano ad affermare l'importanza della jihad.
Il suo sito internet contiene ben in evidenza un articolo nel quale viene descritto ciò che il gruppo intende per "jihad." Questo articolo condanna vigorosamente coloro che "definiscono la jihad con parole di scusa ed accentuando solamente la dimensione di disciplina personale dell'individuo." In verità, dice tale articolo: "la jihad . . . può, certamente, comportare l'utilizzo della forza quando mezzi pacifici non abbiano successo."

Esiste poi il problema delle convinzioni democratiche della Fratellanza. Un'importante ragione per dubitare di esse viene fornita dalla sua stessa struttura interna. Essa è capeggiata da una "Guida Suprema" eletta a vita dai 15 membri del "Consiglio Generale di Guida." Questo consiglio non viene eletto dai membri ma si perpetua accogliendo al suo interno membri addizionali scelti dallo stesso consiglio a seconda del bisogno. L'intera struttura dell'organizzazione assomiglia al cosiddetto "centralismo democratico" dei Partiti Comunisti, in cui i membri salgono attraverso i ranghi grazie a promozioni dispensate da funzionari superiori piuttosto che attraverso una selezione effettuata dalla base associativa. E l'appartenenza è segreta. Ovviamente, la segretezza può rappresentare una risposta necessaria causata dalla repressione. Però il gruppo è ormai abbastanza tollerato da poter partecipare apertamente e con grossi successi ad una campagna elettorale a livello nazionale, e tuttavia esso non ha ancora intrapreso alcun passo concreto per attuare la propria democratizzazione. Recentemente alcuni membri si sono dimessi, ed hanno rilasciato una dichiarazione pubblica in cui lamentano che la filosofia interna della Fratellanza consiste in : "Ascolto ed Obbedisco".

Per quanto riguarda il sostegno della Fratellanza alla questione dei diritti delle donne, il suo sito internet contiene ben in evidenza un articolo scritto dall'unico candidato femminile presentato dal gruppo alle elezioni. Il titolo dell'articolo è: "Gli Uomini sono Superiori alle Donne". E l'obiettivo centrale - consistente nel creare un nuovo califfato che governi l'intero mondo Islamico (e forse anche oltre) - è onnipresente nei programmi e nella letteratura della Fratellanza. Come possa ciò conciliarsi con la democrazia, senza menzionare la pace, è ben difficile da immaginare.


Come dovremmo comportarci con la Fratellanza? Sebbene ci siano riguardo ad essa molti motivi di preoccupazione, non ha senso mantenerla nell'illegalità, come non ha senso il rifiuto dell'America di intavolare una discussione con essa. (Che poi la Fratellanza desideri parlare all'America, recentemente definita dalla sua Guida Suprema come "nemico dell'umanità," è tutt'altra questione.) Con un nuovo potente gruppo in parlamento, l'illegalità della Fratellanza è divenuta a tutti gli effetti una questione opinabile.

Il vero problema consiste nell'efficace messa al bando, praticamente, di tutti gli altri partiti indipendenti e nei continui tentativi di ostacolare o disgregare le varie organizzazioni nongovernative (NGO). Quando Ayman Nour riusci a rompere gli schemi prestabiliti e ad iscrivere il proprio "Partito del Domani" di stampo liberale, il regime di Mubarak procedette a mettere in atto un'odiosa campagna di violenza, di trucchi sleali e di false accuse per distruggere lui ed il suo partito. Appare come se la strategia del regime consistesse nella distruzione dei liberali in modo tale che gli Americani giungessero alla conclusione che l'unica alternativa al governo attuale è rappresentata dagli Islamisti. Durante le recenti elezioni ci furono anche segni evidenti di un accordo esplicito tra il regime e la Fratellanza, fino al momento in cui i sorprendenti e notevoli risultati di quest'ultima nei primi stadi delle elezioni causarono una violenta repressione da parte delle autorità nell'ultima tornata elettorale.

Molti degli ideali sostenuti dalla Fratellanza da lungo tempo -- un nuovo califfato, l'inferiorità delle donne, il proclama assolutista che l'Islam è la risposta non solo a questioni spirituali ma anche economiche e politiche -- sono ripugnanti. Tuttavia queste idee hanno un considerevole richiamo in Egitto e nei più ampi mondi Arabo ed Islamico. Il trionfo, in quella regione, della democrazia e dei valori ad essa associati dipenderà dalla sconfitta di tale idee in un libero dibattito. Esse non potranno essere sconfitte con la repressione. Può darsi che, sotto le luci della libera competizione politica, la Fratellanza decida di mutare realmente le proprie convinzioni. E se ciò non accadesse, uno spera che la maggioranza degli Egiziani si renda conto del perché tali convinzioni sono erronee.

Esiste il pericolo che la Fratellanza possa raggiungere il potere utilizzando il sistema democratico per poi distruggerlo, come fece Hitler a suo tempo? Sì, tale rischio sussiste. Tuttavia esiste nel Medio Oriente una marea crescente di sentimenti democratici, e se essa condurrà al trionfo della democrazia in Egitto non sarà poi così semplice tornare indietro e metterla a tacere. Come promesso dal Presidente Mubarak nella sua recente campagna elettorale, il primo obiettivo inserito all'ordine del giorno in Egitto è la riforma costituzionale. Essa dovrebbe contenere forti garanzie sui diritti politici e civili in modo da costituire una specie di salvaguardia contro l'instaurazione di una teocrazia od altra nuova dittatura.
Certamente, tali barriere di carta possono essere scavalcate con la forza bruta. Tale rischio non può essere ridotto a zero. Tuttavia l'audace politica di democratizzazione del Medio Oriente, come una qualsiasi grande impresa che prometta grossi frutti, non può essere esente da rischi.


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